Wednesday, January 25, 2012

Da Aviano a Bologna, passando per Montagnana.

Sabato scorso per il mio compleanno mi sono e mi hanno regalato una serata Black Night, bellissimo, davvero.

C'è una chimica speciale tra noi quattro: Loris,in formissima, Claudio con il suo solito gusto musicale, suona come un professionista pur facendo tutt'altro lavoro; Giacomo che non perde un colpo, anzi, passano gli anni e più mi sento orgoglioso di suonare con lui.
Che dire, grazie ragazzi.
E a tutto il pubblico! atmosfera elettrica, energia rock n' roll. Adoro suonare quelle canzoni, sprigionano energia.

Ho ricevuto davvero dei bei regali, tra cui un album realizzato dal fratello di Loris, Alessio, con le foto da lui scattate al concerto Black Night a Francenigo dello scorso giugno 2011, due asciugamani verde oceano con il mio nome su quello piccolo, e "mari lontani", su quello più grande dei due, impressi a lettere colorate; un paio di ingrandimenti di foto in bianco e nero strepitosi, come sempre qualche bel libro, e, poi, una valanga di messaggi sul telefono e fb da parenti e amici, allievi, colleghi, fra di naja, ex compagni di calcio ( sembra incredibile, ma ho pure tirato calci ad un pallone qualche anno fa: scarsi risultati, visione di gioco accettabile, piede ruvido), compagni di viaggio, ex compagni di scuola, carramba che sorpresa.
Tanto, tantissimo affetto.
Sono carico di energia.

Ieri ero a Montagnana per il consueto appuntamento mensile, una tirata da otto ore in una scuola dove incontro sempre ragazzi in gamba, il resto della settimana lo dedico ad Artefiera.

Bologna s'accende ogni anno a fine gennaio per quest'appuntamento iniziato nel 1974 e che ora conta 150 gallerie in esposizione e centinaia di opere d'arte. Alcune discutibili, altre di grande valore, altre ancora curiose, sfacciate o unicamente provocatorie, confuse oppure spiazzanti.
La varietà di stili e idee proposte è ampia, e non è facile districarsi tra tante cose così diverse tra loro, tanto da risultare a volte, spesso se compresse in una visita frettolosa, indigeste, come se in un pasto alternassimo bellamente carne e pesce. Se posso ci vado sempre due volte, molto meglio. Non c'è ansia, gusti di più e puoi concederti maggior tempo a scrutare tra le facce della gente.
Sì, la città si riempie di facce interessanti in questi giorni: artisti, mercanti d'arte e una variegata umanità di gente stimolata, colorata e curiosa. Oltre ai padigioni della fiera zeppi di quadri e installazioni, l'evento è distribuito un po' in tutto il centro storico.
Con l'ingresso ad artefiera entri gratis ai musei, MamBo e Casa Morandi, tra gli altri.
A palazzo Re Enzo, nell'area di Piazza Maggiore, spesso negli anni passati ci sono state belle serate di musica elettronica, in svariate declinazioni: da quella rumorista e frammentata ritmicamente, a quella ossessiva e dal pulsare primitivo.
Domani, giovedì, ci sarà la vernice per gli addetti ai lavori e ospiti selezionati, poi, da venerdì e fino a domenica, Artefiera sarà aperta al pubblico.


Aldo

Friday, January 20, 2012

Un' altra pagina di diario, 22 dicembre 2009.



Dal diario di bordo, tenuto da Aldo Betto per il Quartetto Desueto.


22 dicembre 2009 Teatro Accademia, Conegliano

Ore 21 e una manciata di minuti.

La chitarra è accordata, guardo Mauro alla mia sinistra e poi in successione Giacomo e Cesare.
Il volto di Mauro è teso, concentrato.

Buzzatti da sotto il cappello legge da un libro dalla copertina sgualcita, la sua voce riempie il teatro mente recita uno splendido racconto di Dino Buzzati; alle sue spalle un sipario chiuso.

Sguardi rapidi tra noi e i tecnici e gli altri musicisti sul palco, ci siamo.
I vigili del fuoco ci osservano a loro volta, con occhiate distanti.
Asciugo il palmo della mano sui pantaloni marroni comprati a Lisbona, stringo il plettro e respiro profondamente, sto bene.
Sento tutta l'energia silenziosa di quelle 800 persone a pochi metri da noi, è come osservare l'oceano quando prepara le onde.
Tutto andrà come deve andare, me lo sento.
L'aria è elettrica, qualche colpo di tosse dal pubblico, ancora qualche sguardo obliquo tra noi, scaramanzie, gesti d'intesa. Il ripasso mentale della scaletta; sul tavolino appena dietro la mia spalla destra c'è tutto: il capotasto, plettri di diverso spessore, un bicchiere di rosso, il bottle neck, qualche libro e altri oggetti che mi fanno sentire come a casa.

Voglio godermi ogni pezzo e lasciarmi trasportare dalla corrente.

La voce di Buzzatti continua in un crescendo veemente, si sofferma sulla parola "Rivoluzione" per poi creare un silenzio carico d'attesa, Mauro attacca l'intro di "Luna", si apre il sipario e scroscia una pioggia di applausi che emozionano anche la voce di Giacomo sulle prime note lunghe della canzone.

Da questo momento in poi è una discesa controllata, con intense occhiate al paesaggio e tutta la voglia di dare il meglio.

Sembra un sogno

Aldo

Wednesday, January 18, 2012

Dal diario di bordo,

Quartetto Desueto Winter Tour 2011/ 2012


S. Martino in Badia, BZ 4 gennaio 2012 ore 4 e 30


E' arrivato il 2012, anno pronunciato in antiche profezie funeste , anno bisestile.
Confesso di non esser eccessivamente superstizioso, sicuramente sono pronto a scommettere un euro sulla mancata fine del mondo il prossimo dicembre, ma forse di queste cose è bene non parlarne, nè tantomeno scrivere.

Sono in montagna, è notte. Il 2011 si è chiuso suonando, sempre con la chitarra a tracolla ho varcato la porta del nuovo anno, il già iniziato da tre giorni 2012.

Alta Val Badia, fuori c'è neve, ma non il freddo pungente dell'inverno scorso, quando il termometro la notte registrava con facilità temperature tra i -12° e i -15°. Basta, credo non sia così interessante il dilungarsi con le osservazioni meteo; questa sera abbiam suonato alla casa della cultura di S. Candido, una delle serate più riuscite del nostro winter tour.
E'una sensazione appagante quella che si prova quando dopo diversi concerti ravvicinati il sound del gruppo si compatta e si percepisce una maturazione musicale, parallela a quella umana.
In scaletta questa sera, come più o meno anche le altre, i brani di Mari Lontani e quelli di Elementi Desueti, debitamente riarrangiati. Il nuovo disco è tutto sommato appena pubblicato, che stiamo tracciando già la direzione verso il prossimo, ma di questo ne scriverò tra un po'.

Non ci avevano lasciato del tutto soddisfatti i tre concerti al Teatro da Ponte a Vittorio Veneto, inizio di "Mari Lontani tour" a metà settembre dell'ormai scorso anno.
Sicuramente un ottimo successo di pubblico, ma sapevamo di poter far meglio nella cura del suono e della resa delle canzoni: avevamo trovato un maggiore equilibrio con la formazione a nove elementi però già nella data di Bologna al Bravo Caffè in novembre. Al Carambolage di Bolzano forse eravamo in troppi per quel palco piccino, perdendo d'intimità con il pubblico con quel suono poderoso, ma è stato utilissimo suonare la sera prima del concerto al teatro Zancanaro di Sacile del 7 dicembre scorso, dove le 550 persone presenti in sala hanno potuto ascoltare una band nettamente più convinta e precisa.

La scaletta si è arricchita di qualche nuova cover per il winter tour di questi giorni: essenziale per avere maggior freschezza nel suonare il confrontarsi con nuovi pezzi, ci ha suggerito anche qualche idea per le nostre prossime canzoni.

I prossimi giorni sono ancora in giro a suonare, fino all'8 di gennaio compreso.
Poi il 21 gennaio festeggerò il mio compleanno con un concerto dei Black Night da Boobe's ad Aviano. Il resto del mese lo spenderò a casa a Bologna, cercando di mettere insieme i frammenti di idee sparsi qui e lì tra un foglio ed un ricordo.

Del 2011 oltre ai classici mi è molto piaciuto il libro di Germana Fabiano, classe 1971, "In nome di Dio, per mano del Diavolo". Ambientato in Piccardia, intorno al 1500, racconta sette anni della vita di un boia: non è così truce o faticoso da leggere come potrebbe suggerire il titolo o l'ambientazione storica. Consigliatissimo. Dei gruppi emergenti mi sono piaciuti sia live che su cd gli Amycanbe. Lei, la cantante, ha una voce notevole, i musicisti le ruotano attorno scambiandosi gli strumenti; sono ancora evidenti alcuni influssi musicali, ma suonano come si deve e scrivono belle canzoni.
Ho preso bene quest'anno. Porto nel cuore la lezione che mi ha lasciato Daniela, quando ci ha lasciati poche settimane fa abbiamo tutti capito quanto valore avessero i suoi trent' anni strappati alla malattia.
Vivi intensamente e fa della tua vità l'esperienza più interessante possibile, non c'è altro da aggiungere.
E'come se un po' della sua forza mi avesse raggiunto. Mi sento motivato, lo sento quando è il momento di fare delle cose, di mettersi a lavorare, di sviluppare intuizioni in architetture musicali, di far diventare degli appunti il testo di una canzone. Mi rimbocco le maniche, guardo l'agenda nuova, con le pagine bianche ancora rigide, le solite speranze di vederla riempirsi, il bisogno di conferme e la semplice necessità di lavorare, la voglia di scrivere altre canzoni, migliori delle precedenti; di suonare su "quel" palco.
E'una vita intrisa di musica.



6 gennaio ore 4 e 36


Notte fonda ancora una volta.
Fuori dalla finestra silenzio assoluto.
Bianco.
Uno strato di panna soffice rischiara il buio.

Sono tutti a letto. Ma da poco.
La serata al Ca' de Bezzi è decisamente riuscita: suonare in un posto raccolto, in un edificio plurisecolare e con i visi delle persone a due passi da noi ci ha caricati e, imbracciati gli strumenti, abbiam iniziato a vibrare come dei diapason quando incontrano la nota giusta.
Delle persone ad un tavolo cantavano tutte le nostre canzoni, parola per parola.

Boccali di birra fatta in casa, carne, luci soffuse, legno e pietra.

L'edificio che contiene il Ca' de Bezzi si sviluppa su tre piani, il secondo ed il terzo arricchiti da quei grandi finestroni che si vedono nelle città del nord, dove c'è bisogno di raccogliere il più possibile la luce del sole. Noi eravamo al piano terra: quando entrava qualcuno nel locale arrivavano rasoiate d'aria gelida che facevano ondeggiare le accordature dei nostri strumenti acustici, questo nonostante la porta fosse protetta da una funzionale copertura in simil pelle, una piccola anticamera di tessuto rigido calata dall'altezza di due metri, esteticamente gradevole.

Altre persone stasera hanno conosciuto la nostra musica, si sono portate a casa un cd.
Noi sempre impegnati a migliorarci, ben sapendo che per fare qualcosa di realmente significativo c'è semplicemente bisogno di dedizione, impegno ed entusiasmo.

Sia all'andata che al ritorno fioccava piuttosto intensamente. Al rientro in Val Badia abbiam trovato la strada che più che pulita si poteva definire battuta, come una pista.

Stasera è anche venuto a trovarci uno dei migliori produttori di pinot nero dell'Alto Adige, Carlotto, con qualche bottiglia d'assaggio, cortesia apprezzatissima da tutti.

Ma la giornata è stata davvero lunga: a pranzo eravamo su un rifugio in quota: io Cesare Giacomo Mauro Mr Poletto Zita Max e Carlo Magno Magno.

Vertigini e salsicce.

Un'ovovia ondeggiante nel vento gelido, che saliva verso la cima su di una fune d'acciaio ad una trentina di metri sopra la pista ci ha portato su; radler da bere e salsicce con patate saltate e cipolla da mangiare. Poi grappa alla genziana.
Inevitabile a quel punto cantare qualche cosa: sì, gli altri cantavano, io al massimo ho borbottato, come al solito. Il rifugio era pieno, la cucina sfornava piatti a tutto spiano, mantenendo comunque buona qualità. La gente attorno era contenta e sembrava un qualcosa di tipico eccetera, si canta si suona le vecchie canzoni degli alpini e poi il brindisi e la risata sonora e le persone intorno che applaudono e fanno cenni d'assenso, i simpatici guasconi. Ecco, quel tipo di cose che non so perchè ma a me vagamente imbarazza. Sì, nulla d'importante, giusto un retropensiero, poi sono anch'io lì a far balotta.
Si è chiacchierato ancora un po' e poi siamo scesi a Picolin sempre con l'ovovia, questa volta ero più rilassato, mi è sembrato quasi semplice scendere la montagna in una precaria scatola di metallo e plastica. Mauro è sceso invece con gli sci, erano nuovi per lui, da fuori pista dice; in ogni caso risultava piuttosto goffo nella discesa e le traiettorie che sono riuscito ad intuire sbirciando giù mentre gli passavamo sopra, tra una vertigine e l'altra, sembravano sghembe.

Vado a letto, si è fatto davvero tardi ora, e devo ancora lavarmi i denti, gli occhi mi si chiudono già. Zzz.



Aldo

Monday, January 16, 2012

Riemergere













Riemergere in superficie, dopo una lunga meditativa apnea.
Ma non è che nulla non sia stato annotato. E quindi iniziamo a colmare questo silenzio durato qualche anno.

Buon viaggio.


Gli appunti che seguono non sono stati riordinati in ordine cronologico, ma, tanto, qualcuno dice che forse il tempo non esiste.


Tra giugno e luglio del 2011 ero a Kauai a registrare il disco "Mari Lontani" del Quartetto Desueto. L'atmosfera magica dell'isola mi riabbracciava intatta come la prima volta che ci avevo messo piede, nel settembre 2006.

Ecco qualche pagina dal "Diario di bordo".





Quartetto Desueto a Kauai (USA)


20 giugno Kauai, North Shore, Pacific Ocean.


Pensavo di finire all'inferno prima o poi, invece eccomi qui in paradiso. O quasi: in ogni caso ci sono molto vicino, sono alle Hawaii.
Kauai, l’isola dove stiamo, si conferma uno spettacolo anche in questo terzo viaggio e la scelta di lavorare con Ron Pendragon come fonico la migliore delle scelte possibili.
Mi sono sintonizzato senza fatica ai ritmi blandi dell'isola, una velocità in sincrono con il respiro della terra: tempi lenti, pacati, non pigri. Ci si sveglia presto al mattino, più o meno all'alba, la giornata finisce non molto dopo il tramonto. C'e' il tempo di registrare e andare a fare un bagno in una delle incredibili spiagge che ci sono qui nel North Shore di Kauai. Gli Smarts sono una famiglia splendida, ci hanno offerto ospitalità e grande aiuto; per tenere le mani calde spesso e volentieri io e Kirk ci facciamo una suonata, Eli, 11 anni, si aggiunge alla jam, facendoci puntualmente sgranare gli occhi. Ieri, domenica, giornata libera: camminata di qualche miglio sulla costa di Na Pali sul sentiero di Kalalau, per arrivare fino alla spiaggia di Hanakapi’ai. Roccia lavica, vegetazione dirompente, fiori e frutti coloratissimi, un cielo infinito solcato da differenti strati di nuvole che si muovono assecondando le correnti d'aria che dall'entroterra si spostano verso il mare e viceversa; l'oceano come orizzonte visivo e sonoro. Contemplare il moto infinito delle onde rimane una delle mie occupazioni preferite.
Ieri spirava un vento deciso e sulla spiaggia scrosciavano cavalloni di intensità tale da impedire ogni idea di tuffo in acqua. Ho pure visto i delfini saltare, l'altro giorno, all'interno del perimetro della baia di Kalihiwai.
Le registrazioni scorrono via fluide, abbiam già messo giù le prime canzoni. Ron lavora senza fretta, perfettamente organizzato e con grande abilita: ci fidiamo ad occhi chiusi di lui.
Stare qui ci ha schiarito le idee , gli ultimi dubbi si sono dissolti. Sono curioso di sentire il lavoro ultimato.






24 giugno

Ieri e' arrivato Cesare. Siamo andati a prenderlo all'aeroporto di Lihue poco prima delle nove di sera: aveva piovuto ed il vento in pochi attimi aveva spazzato via le nuvole dal cielo lasciando una distesa di stelle. Pronta la classica collana di fiori di benvenuto: era la prima che facevo, Tora ed Eli mi hanno spiegato il metodo, semplice ed intuitivo; abbiamo usati i fiori bianchi e gialli che abbondano nel loro giardino.
Come benvenuto mi sembrava l'ideale cantargli "...e benvenuti a 'sti frocioni, belli grossi e capoccioni" , come nella scena cult di Lino Banfi in un qualche film anni '80. Ci siam fatti due risate, lui era stanco e felice di essere arrivato. Frastornato dall'aria dell'isola dopo 36 ore di voli e attese per le coincidenze.

Oggi in studio stiamo completando "Oceano Mare": rotonda.
Sono finalmente contento di "Era zero": l'ho scritta 11 anni fa e ora ha raggiunto la sua versione definitiva. In quel pezzo ha fatto pure una parte Eli, il figlio di Kirk.
Pranzo con pollo cotto nell'alga. Davvero buono.
Aldo







25 giugno

Continua il diario da Kauai.

Approfitto per scrivere usando gli inevitabili tempi morti che si creano durante le session di registrazione di un disco.
Oggi entra il sole dalle ampie finestre dello studio, i giorni scorsi sono state frequenti le piogge tropicali: a volte fitte e scroscianti, altre lievi, come se l'acqua provenisse da un vaporizzatore.
Il sole potente comunque bucava lo strato bianco o violetta delle nuvole quando era più sottile, creando interessanti giochi di luce e riflessi.
Versi di animali filtrano dalle zanzariere che proteggono porte e finestre: Ron qui fuori ha sette capre che passano il tempo brucando e guadagnando le cime del loro microcosmo fatto di ciuffi d'erba, tronchi d'albero, una vecchia cuccia del cane e sassi neri sparsi.
Gli uccelli passano spesso a cantarci qualcosa, appollaiandosi sulla rete che delimita il giardino, probabilmente attirati dai suoni che escono dalla casa. Ci sono pure galli e galline selvatiche, le trovi pressoché ovunque sull’isola: t’ attraversano la strada, te le trovi in spiaggia, sui campi coltivati, insomma, a me sembra stiano a Kauai come le vacche sacre all'India. Nessuno le tocca, ci sono, colorano il paesaggio e allo stesso tempo e'come se fossero invisibili.

Nell'onda tropicale abbiamo registrato Oceano Mare.
Il pezzo fluttua letteralmente dalle casse della nostra macchina quando facciamo gli ascolti test durante il rientro dallo studio alla farm dove stiamo.
Ha una sua rotazione interessante, puntellata dalla linea di basso e dalle chitarre, con le percussioni a creare le dinamiche sul magmatico tappeto sonoro.

Ora siamo alle prese con "Parlami" che si conferma ostica da registrare, come in pre produzione.


Ieri sera, dopo esser rientrato dallo studio e prima di andare a suonare ho fatto un salto all'oceano.
Adoro la spiaggia di Kalihi ( conosciuta anche come Rock Quarry), si trova molto vicino alla nostra alla farm. E' una spiaggia alla fine di una strada sterrata, di quelle che noi chiamiamo bianche, ma qui la terra e' rossastra, come quella dei campi da tennis: si procede per una discesa ripida e scivolosa per un tratto, c’è da guidare con cautela.
Una pineta delimita la distesa di sabbia, e crea un riparo naturale durante una di quelle brevi e frequenti piogge di qui. Sul limitare dell'altro lato sfocia un placido fiume, alimentato dalle generose cascate del piovoso e umido interno dell'isola. Di solito usano la bocca del fiume i surfisti per lavare con acqua dolce le loro tavole dal sale marino, anche farsi qualcosa di simile ad una doccia, con i tempi dilatati di una abluzione, alla fine della loro sessione di onde.

I tramonti qui sono sempre emozionanti, il sole e' dietro le tue spalle mentre guardi l'oceano spumeggiante, colora il tuo sguardo di viola ed arancione a piene mani, virando anche verso giallo, rosa o porpora.
A farla breve sono andato giù in spiaggia a rilassarmi una mezz'ora, con Max e un paio di tavole da body surfing, buggy surfing o come cavolo si scrive. I primi dieci minuti abbiam preso le nostre onde in cresta, divertendoci un sacco, mentre l'oceano si esprimeva rilasciando onde a bassa intensità; poi, d'improvviso, ne arriva una serie che ci butta letteralmente per aria, capovolgendoci: sbattiamo sulla sabbia sott'acqua e un poco ci spaventiamo.
Mentre scrivo mi e' venuta un'idea simpatica per la ritmica di Parlami. Vado. Una specie di ritmo jungle. Sentiamo come gira; con Max e Giacomo sviluppiamo la nuova idea ritmica in poco tempo. Sembra già pronta. Aloha





2 Luglio 2011


Località Wailua, studio di Ron Pendragon.
L’ isola di Kauai è la piu' vecchia geologicamente e la piu' a nord dell'arcipelago delle Hawaii, un gruppo di otto isole maggiori e altre più piccole situate in mezzo all’Oceano Pacifico; l’arcipelago appartiene geograficamente al continente dell’ Oceania.
Circa sei ore d'aereo e 4.000 km dalla costa californiana, altrettante da Tahiti.

Fuori piove fitto. Il tempo sembrava essersi stabilizzato nei giorni scorsi, con notti stellate e solo qualche leggera precipitazione sparsa durante il giorno. Invariata in queste tre settimane sull'isola e' rimasta la fitta pioggia delle sette del mattino, all’alba il cielo è sempre una tavolozza di colori, poi puntualmente le nuvole si ammassano e coprono il cielo fino alle otto. Come se dopo troppo colore il cielo si facesse una doccia.
C'e' molta aspettativa per il nostro concerto di stasera al Tahiti Nui, verrà un sacco di gente.
Alla batteria Elijah Lenhart, polistrumentista dallo sguardo luminoso, senso del tempo innato, grande spiritualità. Kirk Smart, Jeff Caldwell e Allan Thomas ospiti.

In questi giorni e'successo un po' di tutto.
In studio il tempo sta per scadere e stiamo letteralmente correndo.
Siamo sempre qui quando non siamo a impegnati a suonare fuori.

Ma ieri sera io e Giacomo per il suo compleanno ci siamo regalati un giro in Harley, senza casco, qui e' permesso, obbligatori sono gli occhiali da sole.
Dalla quasi montagna di Wailua alla costa oceanica, attraversando il paese di Kapa'a e raggiungendo quindi la statale che costeggia l'oceano e poi su a nord, fino a Kilauea , persi in un cielo striato di viola ed arancione, nuvole incendiate all'orizzonte e il mare perla, oro e argento. Senza casco e' pericoloso e' vero, non si discute, ma una volta, una volta sola e dove se non qui, ci sta. Il paesaggio tropicale nel tramonto a bordo di una Harley che vibra come un gigantesco moscone diventa indimenticabile.

Un paio di giorni fa in studio sono passati David Crosby e Graham Nash. C'era la possibilità, ci avevano accennato qualcosa in proposito, ma non si sapeva niente di certo sull'eventuale quando. In studio da Ron c'erano quella mattina Cesare e Giacomo che registravano delle voci. E dopo un poco si vedono arrivare questi due, David Crosby in maglietta nera, capelli lunghi e baffi spioventi, candidamente bianchi, la testa in un cappellino da baseball. Mr Nash sprigiona una luce magnetica dagli occhi, concentrazione pura. Io e Mauro siamo arrivati sul finire di questo magico momento. In ogni caso pura emozione per tutta la band. Hanno anche ascoltato qualcosa di quello che avevamo registrato nei giorni precedenti. Probabilmente li rivedremo in autunno, incrociamo le dita. Mr Nash ho avuto il piacere di conoscerlo nel 2006 a casa di Pierce Brosnan, stavamo suonando lì quando ad un certo punto del party lo vediamo entrare. Che serata pazzesca, quella. Indimenticabile. Che ci facevano qui in studio ? Beh, Graham Nash vive su quest'isola da ormai il 1970 o giù di lì, Crosby era di passaggio. Sono stati invitati in studio da Allan Thomas. Facendo due chiacchiere con Allan e' stato interessante sentire cosa gli hanno risposto C&N per il compenso: "Fai anche tu per altri quanto noi abbiamo fatto per te". Riportata così ha un retrogusto cristiano, ma lasciando stare la religione, si può dire che sia una questione di cuore.

Il disco sta prendendo la sua forma definitiva.
Ieri sono passati Michael Ruff e Kirk Smart a registrare.
Due grandi. Mr Ruff ha suonato pianoforte a coda, accordion, sinth e organo B3. Kirk la lap steel, chitarra e un altro liuto che si suona in accordatura aperta con la slide, ma di cui al momento non ricordo il nome, ma dev'essere di origine orientale: tra l'altro l'ho visto suonare a Ben Harper ( N.d. A. Una weissenborn).

Ci sono dei pezzi che sono veramente venuti bene: carichi, colorati e vivi. Davvero, non vedo l'ora di vederlo stampato e riascoltato con calma, dopo questa tirata.
Alla fine siamo riusciti a fare le corse anche qui, incredibile. A Kauai.

Devo ancora partire da qui che già ho voglia di tornarci.

Mahalo a tutti.

Aldo





Wednesday, June 04, 2008

Acqua di P olonia



...aprivo gli occhi solo ogni tanto, quando cadendomi la testa per uno sbalzo dell'auto mi riprendevo da un dormiveglia relativo. Percepivo la velocità del mezzo ed i suoi sorpassi su quella strada imperfetta. Avevo paura e crollavo nel sonno.

La birra dell'aereoporto mi fa sempre quest'effetto,soprattutto quando non dormo da oltre 24 ore. Scappa sempre quell'inevitabile sequenza di birre chiare quando si fa scalo con i voli Lufthansa in Germania.
Raggiungiamo quindi Olsztyn dopo quasi quattro ore di auto e due brevi viaggi aerei partendo da Venezia, sostando a Monaco e arrivando a Varsavia; il tempo di una doccia veloce e poi era prevista ancora auto. Ci aspettavano ad una festa in una tenuta a meno di 40km da Kaliningrad, Russia. Altre due ore e mezza di strade in mezzo alla prateria polacca, solo qualche minuscolo centro e rare case sparse.

All'arrivo il clima era mite e il luogo della festa, un relais con maneggio, terme e campi, spiazzava per grandezza dopo km di nulla.
La festa era data da un latifondista polacco per i suoi dipendenti. C'era una quantità esagerata di cibo e vodka, un gruppo gitano che suonava in playback (una costante nella tre gg polacca i gruppi con basi). Abbiamo divorato del pollo e con le mani appiccicose siamo andati a suonare una mezz' ora.

Il palco era all'aperto, un cortile tra quattro edifici: due fanno parte di un complesso termale, un altro impressionante per grandezza era la stalla per i cavalli; l'altro, il quarto non ho avuto l'interesse di osservarlo, c'erano tante cose che succedevano nel frattempo. Dalle braci arrivavano profumi deliziosi. Guardavo quelle persone così diverse nei lineamenti, cercavo di farmi un'idea di chi fossero.
Siamo saliti sul palco con la sana tensione che accompagna ogni, se pur piccolo, debutto in un luogo nuovo. Invece abbiamo suonato in leggerezza, ci siamo lasciati andare e quindi divertiti.

Poi è continuata l'abbuffata di carne: ancora pollo, poi pancetta e costicine. Una signora ubriaca m'importunava di continuo, suo marito con i baffi e una corporatura da barbaro stava al gioco. Sono scappato verso la griglia a prendere l'ennesimo pezzo di carne .
Screwdriver e vodka liscia con il capo e poi ritorno ad Olsztyn...birretta defatigante, il manager a letto e band fuori a locali.
La città ha più di 250mila abitanti, università, un bellissimo centro storico, vicinissima alla regione dei laghi. E una bella vita notturna. Sabato notte addirittura sono finito in un posto del centro storico dove facevano minimal e drum n bass niente male.

Erano le 4 del mattino. Dai finestroni entrava già la luce, siamo a Nord.

L'indomani il concerto.

Chiaro da stropicciarsi gli occhi il cielo verso le cinque del mattino. In un hotel dove non esistono tende, come in ogni casa polacca.


In riva al lago una spiaggia di sabbia come al mare, c'era caldo, da costume, al massimo maglietta; l'atmosfera era vagamente simile a quella di uno spritz on the beach.
Suonavamo prima dei Boney M, quelli che cantavano Daddy Cool Dovevamo fare un set di 75 min, abbiamo concluso dopo un'ora e 40 min, diversi bis. Andata davvero bene.
Abbiamo anche eseguito Impressioni di Settembre, bellissima canzone della PFM, che dal vivo suonano anche Renga e i Marlene Kuntz. Ho visto diverse facce emozionate nelle prime file: Italiani che vivono lì da anni e felici di ascoltare quella canzone di Mogol, Pagani e Mussida, uno dei capolavori assoluti della musica italiana per quell'equilibrio di tensioni tra armonia melodia e testo. Quando abbiamo suonato Malaika e lo Soukous c'erano tra le 3 o 4 mila persone ad ascoltarci e ballare.
Poi sono arrivati i boss, Boney M. Basi e 4 voci, tre femminile e la voce leader del cantante. Belli i primi due pezzi, poi insomma. Noi siamo scappati in centro a divorare pollo fritto e far festa di sabato notte.
...

Concerto sempre nello stesso luogo anche domenica. Abbiamo suonato più rock e reggae, a mio avviso bene anche se un poco intermittenti. La sera prima ci siamo espressi più compatti, la concentrazione era assoluta. Ma lo sappiamo che suonare non è meccanico, non ti riproponi mai sempre allo stesso modo, il rendimento è sempre ondulato, l'importante è tenera alta la media, mirare ad uno standard elevato.


Quando sono sotto una sana pressione sente il cervello lavorare a pieni giri, la sua attività principale genera una serie di altri impulsi periferici: idee, spunti, conclusioni.

E'come trovare il giusto angolo di casa per una piantina, vedi che fiorisce.


Aldo

Wednesday, September 19, 2007

Aldo in smobilitazione

Dal GuestBook del 30 luglio 2007...riporto questo passaggio per meglio capire le sfumature dell'umore e dei cambi d'orizzonte.



13:26 30/07/07


Commento di Aldo in smobilitazione


Dice Montaigne " Ritiratevi in voi, ma prima preparatevi a ricevervi. Sarebbe una pazzia affidarvi a voi stessi se non vi sapete governare. C'è modo di fallire nella solitudine come nella compagnia".

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Oggi andrò in studio qui a Bologna a registrare un paio di pezzi per una cantante, poi sarò in vacanza per qualche giorno. Niente viaggi, solo sano relax.

I viaggi arriveranno poi: qualche giorno in Croazia con il neo dotor Andrea G. . Poi il minitour in Polonia e il ritorno alle delizie di Kauai a settembre. In questi gg d'assenza dal mio sito è successo un po'di tutto.

C'è stato uno spendido lunedì sera all'Ami Ami di Vittorio Veneto con Jason Mraz. Che serata! Lui è troppo bravo, c'è poco altro da aggiungere: scrive bei pezzi, canta da dio e suona come si deve. Un piacere enorme portarlo ad esibirsi " A casa Mia". Date un'occhiata ai video su you tune postati da funkartist!


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E poi mille concerti ovunque...praticamente tutte le sere. Ora questo stacco di qualche giorno arriva puntuale. Sono sfinito. La musica ha richiesto una profusione enorme di energie. La mia vita ha subito scossoni e avvitamenti e ho bisogno di capire. Mi sembra di vivere in discesa, cioè di acquistare sempre più velocità ad ogni metro-giorno. Sembra che le cose fuori dal finestrino a volte sfumino, come se non riuscissi più a percepirne il senso reale. Perdo di vista i particolari. E'il momento della pausa, della modalità al ralenti...io non capisco più se è il cuore o la mente a parlarmi.

E se sono in grado di capirli.

Aspetto di confrontarmi con il mare.

Ho sempre trovato le risposte che cercavo nella contemplazione dell'orizzonte infinito che inizia dalla spiaggia.

Nel movimento trascendentale delle onde.

Nel planare antico degli uccelli a filo d'acqua.

Il mare non mente, porta a galla le verità. Sarà un trapasso. L'ennesimo. Ho sognato una barchetta che attraccava a sera, all'orizzonte il mare si estendeva dorato, piatto come una tavola.

Un rientro nel Luogo, l'eterno ritorno a casa.


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Martha Argerich è oggi la massima pianista al mondo. Personalità debordante ed irregolare; talento puro, cristallino, carismatico.
Dice "mi piace quando qualcosa sfugge al controllo". E coerente annulla all'ultimo istante le sue esibizioni se non riesce a trovare il giusto equilibrio interiore per affrontarle, per permettersi questa libertà non ha mai firmato contratti .
Quando suona colpisce la lievità nella padronanza ferrea dello strumento, naturalezza che dà l'illusione di un suono che sembra sgorgare dalle dita.
Una sua frase mi ha lasciato il cervello ronzare per giorni.

Quando parla di uomini, ha avuto tre figli da tre uomini diversi, dice "Sono un casino, credo di non esser nata per l'amore", continua "e poi gli uomini che ogni volta ti danno il caviale poi ti tolgono il pane".



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Ora doccia, breve pulizia della casa e scappo in studio a registrare. Intanto canto questa canzone tra me e me:

"ESTATE"


Estate
Sei calda come i baci che ho perduto
Sei piena di un amore che è passato
Che il cuore mio vorrebbe cancellare
Estate Il sole che ogni giorno ci scaldava
Che splendidi tramonti dipingeva
Adesso brucia solo con furore
Tornerà un altro inverno
Cadranno mille pètali di rose
La neve coprirà tutte le cose
E forse un po' di pace tornerà

Estate
Che ha dato il suo profumo ad ogni fiore
L' estate che ha creato il nostro amore
Per farmi poi morire di dolore

Estate

Aldo notturno e confidenziale

Aldo notturno


"Una vita per la musica è spesa bene"


ha detto il Maestro poco prima di lasciarci.



Ci penso spesso, nel mio piccolo mondo, se è davvero così. La risposta è implicita nelle cose che faccio quotidianamente: gli accordi sulla classica insieme al caffè alla mattina arrivando ai cd in cuffia la notte, per prendere le distanze dal mondo intorno...
Capita il momento di difficoltà: accade soprattutto quando la vacuità del mio lavoro diventa insopportabile rispetto alle infinite richiesta di solidità della vita sociale odierna.
Quando sei costretto a far conti che non tornano quasi mai, o la necessità di un progetto di largo respiro stride con una vita nomade, discontinua, intrisa di dubbi e cambi di direzione improvvisi.

Mi ritornano in mente questi versi: "la differenza tra bufalo e locomotiva salta agli occhi: la locomotiva ha la strada segnata, il bufalo può scartare di lato e cadere"

La musica...chissà se avessi studiato economia, oppure il liceo e poi scienze politiche...letteratura...cinematografia...chissà...mi piace appoggiare il mento sulla mano del braccio destro che a sua volta appoggia solido sulla scrivania: guardare un punto fisso davanti a me che pian piano si sfuoca e pensare...immaginare altre strade, scelte che ho lasciato indietro, vite possibile che posso solo vagamente intuire.
Delle quali non sento reale mancanza o desiderio, solo la fame ancestrale di...come posso dire...di riempire di più cose possibile il mio percorso, rendendolo interessante.
E'quello il grande cruccio; si ragionava tempo addietro: una scelta esclude una serie pressochè infinità di possibilità scartate, impossibili da verificare. Possiamo vagheggiarle, rimanere qualche minuto ad immaginarle, accarezzarle...intuirle o sognarle.
Poi il nostro involucro, o molto più spesso il mondo intorno a noi ci richiama all'ordine sottoforma di suoneria telefonica, cane che abbaia, oggetto che cade, macchina che sfreccia. In quei pochi istanti di concentrazione assoluta vago per le dimensioni parallele che la materia del mio pensiero crea...di loro rimane un'energia infinitesimale...un'idea, appunto.

Un pulviscolo di sensazioni che ti porti addosso per qualche minuto.
Ritorniamo alla musica: suonare uno strumento oltre all'immenso piacere che riesce a darti direttamente, porta con sè un grande privilegio.
La mia chitarra è un mazzo di chiavi per aprire le porte di altre zone del mondo, attraversare gli strati sociali e dialogare con le diverse età.
Suonando quindi ho la fortuna di avvicinarmi a quello che non posso avere: tutto.
Per quanto sia larga la presa delle mie braccia non riesce a contenere il mondo intero e le infinite possibilità che promette, e a questo punto ha anche poco senso desiderarlo.

Arrivando a questi benedetti trent'anni di vita ho sentito che qualcosa in me stava cambiando. Non ho più voglia dell'impossibile.
Ciò di cui ho davvero bisogno lo sto trovando piano piano in un equilibrio di comportamenti, un'armonia di scelte.
Certo, ogni tanto continuo a scartare di lato e poi a cadere. E la cosa mi piace pure.

Per meglio completare questo ragionamento in punta di penna vi rendo partecipi di qualche pagina del mio diario.

Ci vorrà un po' a ricopiare e fare ordine tra frasi scarabocchiate , ma spero ne valga a pena.

Dal diario :

" La mia chitarra è un'isola.

Ho speso quest'ultimo anno a delineare i margini della mia vita, cercando di uscire da quell'irrequietezza di base che m'inclinava a considerare di ogni scelta le infinite possibili soluzioni teoriche che includeva.
Temporeggiavo e meditavo e vagheggiavo sull'impossibilità di vivere tutte le vite possibili, di essere sempre ed in ogni luogo.

Poche volte mi sono sentito davvero a mio agio dov'ero, aderente al mio vissuto.
Proteso in avanti divoravo famelico luoghi persone ed esperienze.

La musica anestetizzava: mi perdevo dentro alla spirale del suono sera dopo sera, tamponando così i miei eccessi, allentandoli.
Poi di nuovo riprendevo a scivolare sempre più rapido sul piano inclinato dei miei anni.
A volte ho anticipato i miei pensieri con battute ispide, smorfie, gesti di slancio: puro istinto. Ho esplorato a lungo prima di iniziare a capire ciò di cui ho bisogno.
Quella tensione innata da animale braccato, vigile ad ogni sensazione anche solo approssimativa, è sfumata diluita in una curiosità più matura.

Il viaggio nell'isola illuminata dalle stelle mi ha cambiato. Ho cambiato abitudini, scrollato incertezze, posto nuove domande.
E'iniziata la ricerca.
Si sono rimescolate le carte delle mie esigenze ed aspirazioni.
Ho desiderato la tranquillità.
Naturalmente non sono solo i luoghi a cambiare le persone, ci sono incontri che creano un'onda lunga di stimoli. Nuovi desideri da allineare.

Penso a tutte quelle note imprecise infilate nello spiedino di una battuta, parallele ai jeans sfilati avidamente nel sedile posteriore di un'auto, di una casa che non conoscevo.

Ho sempre amato la bellezza fragile dei fiori, ma mi piacerebbe cercare lavoro in una libreria."


Agosto 2007 Aldo

Tuesday, March 20, 2007

Dodici Pensieri

Dodici pensieri:

il primo è un sogno
il secondo un'idea
il terzo il silenzio

il quarto una suggestione
il quinto un ricordo

il sesto una proiezione immaginaria
il settimo la considerazione d'una ipotesi

l'ottavo è una paura

il nono un discorso
il decimo una canzone

l'undicesimo si palesa con una smorfia (arrogante)

al dodicesimo pensiero mi confondo e sovrappongo

Riparto da capo.